Parossismi di Stromboli del 3 luglio e 28 Agosto 2019

A Stromboli, nel corso dell’estate del 2019, si sono verificate due eruzioni esplosive di forte intensità, definite come "parossismi", che hanno temporaneamente interrotto l'attività esplosiva ordinaria del vulcano, nota come "attività stromboliana".

Gli eventi parossistici precedenti al 2019 erano avvenuti il 5 aprile 2003 ed il 15 marzo 2007, entrambi in concomitanza con un’attività effusiva che aveva interessato la Sciara del Fuoco, nel settore NO dell’isola.

Durante le due settimane che precedevano il parossismo del 3 luglio, è stata osservata una vivace attività esplosiva in corrispondenza di 4-5 bocche localizzate sulla terrazza craterica del vulcano (a circa 750 m di quota, Figura 1a). Tale attività ha raggiunto un picco d’intensità il 25 giugno alle ore 23:03 UTC (ora locale = UTC +2), quando è stata prodotta un'esplosione maggiore nell'area centro-sud della terrazza craterica. In tale circostanza sono stati emessi brandelli lavici di grosse dimensioni, che ricadevano fin oltre l’orlo della terrazza craterica. Nei due giorni precedenti al parossismo l’attività esplosiva rientrava, invece, al livello d’intensità tipico dell’attività stromboliana.

Intorno alle ore 14:00 UTC del 3 luglio, una piccola colata di lava veniva emessa dall’area craterica settentrionale, raggiungendo la parte alta della Sciara del Fuoco. A partire dalle ore 14:38 UTC, la stazione dilatometrica SVO, ubicata presso il centro COA di San Vincenzo (sito a quota 74 m slm), registrava una significativa deformazione del suolo. Alle 14:43 UTC, la telecamera termica di videosorveglianza (SPT), posta a circa 900 m di quota sul Pizzo Sopra La Fossa, ha ripreso un’esplosione ordinaria generata dalla bocca S2, ubicata nell'area craterica centro-meridionale (Figura 1b); tale evento ha preceduto una serie di trabocchi lavici che hanno interessato tutte le bocche della terrazza craterica (Figura 1c). Alle ore 14:45:43 UTC un’enorme bolla di lava si è espansa rapidamente dalla bocca S2 (Figura 1d), iniziando la sequenza parossistica durata circa un minuto, che è stata filmata anche da alcuni turisti presenti nei pressi di Stromboli. L’esplosione ha prodotto il lancio di brandelli di lava fino ad un’altezza di alcune centinaia di m al di sopra della terrazza craterica; la conseguente ricaduta di materiale piroclastico grossolano (bombe vulcaniche di dimensioni metriche) intorno al Pizzo Sopra La Fossa ha distrutto gli strumenti di monitoraggio ivi presenti (compresa la telecamera termica SPT, Figura 1e) e formato un deposito di scorie, spesso diverse decine di cm. I prodotti piroclastici hanno anche raggiunto l'area degli shelter di quota 840 m slm, e la stazione video SQT, sita a quota 400 m slm. Le dimensioni della bolla al momento della sua massima espansione sono state stimate in circa 700 m di diametro (Figura 2a).

In area sommitale, l’abbondante ricaduta di brandelli lavici ancora fluidi ha generato una piccola colata “reomorfica”, cioè costituita da brandelli di lava ancora caldi che si saldano tra loro fino a fluire, che ha percorso quasi 500 m lungo il versante sud-orientale dell'isola (Figura 2b). La ricaduta di materiale piroclastico incandescente ha inoltre innescato alcuni incendi che hanno rapidamente bruciato la vegetazione, soprattutto lungo il versante occidentale del vulcano, fino a Ginostra (Figura 2c) e che hanno purtroppo causato la morte di un uomo di 35 anni, che si trovava in zona Punta dei Corvi (circa 100 metri di quota slm). Inoltre, la ricaduta di materiale piroclastico di dimensioni minori (cenere e lapilli) ha interessato maggiormente il settore occidentale dell’isola, compreso l’abitato di Ginostra; il deposito è in gran parte costituito da scorie di color dorato (note anche come “pomici bionde”), estremamente porose, tanto da galleggiare sul mare.

 Fig. 1

Figura 1 – Immagini riprese il 3 luglio 2019 dalla telecamera termica di videosorveglianza (SPT) posta a circa 900 m di quota sul Pizzo Sopra La Fossa, che mostrano la terrazza craterica; a) bocche attive site nell’area craterica Centro-Sud (CS) e Nord (N); b) un’esplosione ordinaria generata dalla bocca S2; c) trabocchi lavici in corrispondenza delle bocche della terrazza craterica; d) espansione della bolla di lava dall’area CS; e) brandelli di lava generati dal parossismo che raggiungono e distruggono la stessa telecamera. L'orario è espresso in UTC.

 

La violenta esplosione ha anche prodotto una colonna eruttiva, costituita da una miscela di gas e materiale piroclastico ad alta temperatura, che si è innalzata per circa 4,5 km sopra la cima del vulcano (Figura 2d). Il collasso di una parte della colonna eruttiva lungo la Sciara del Fuoco ha generato almeno due flussi piroclastici, che si sono riversati sul mare, avanzando per oltre 1 km dalla linea di costa (Figura 2e).

Dopo il parossismo del 3 luglio si è osservata una rapida diminuzione dell’attività esplosiva, che ha ripreso con le sue abituali caratteristiche, sebbene più intensa del solito; essa era anche accompagnata dall’emissione di piccole colate laviche che fuoriuscivano dall’area craterica centro-meridionale, raggiungendo l'area posta a metà del pendio della Sciara del Fuoco.

 

Fig. 2

Figura 2 – a) la bolla di lava generata dal parossismo ripresa da un turista (T. Takeuti) nei pressi della località Punta dei Corvi; b) colata reomorfica lungo il versante sud-orientale del vulcano (foto scattata da B. Behncke - INGV-OE); c) vegetazione nei pressi di Ginostra incendiata dall’esplosione (foto scattata da B. Behncke - INGV-OE); d) ripresa aerea della colonna eruttiva generata dal parossismo (foto scattata da C. Anil); e) flussi piroclastici riversatisi dapprima sulla Sciara del Fuoco e poi sul mare fino a circa 1 km di distanza dalla costa (foto scattata da E. Karcher).

 

Tale attività effusiva si è protratta fino al 28 agosto del 2019, quando alle 10:17 UTC si è verificata una nuova, violenta eruzione parossistica (parossismo del 28 agosto 2019), costituita da tre eventi esplosivi, riconoscibili nel tracciato sismico della stazione STR4 (Figura 3).

 

 Fig. 3

Figura 3 – Il tracciato sismico della stazione STR4 mostra la successione di eventi che hanno caratterizzato il parossismo del 28 agosto 2019.

 

Le prime due esplosioni avvenivano nell’area craterica centro-meridionale, mentre una terza, di minore intensità, circa venti secondi dopo nell’area settentrionale; quest’ultima consisteva in un’esplosione laterale, i cui prodotti si sono riversati lungo la Sciara del Fuoco.

Il nuovo evento parossistico ha prodotto una colonna eruttiva che si è innalzata per oltre 4 km al di sopra dell’area sommitale (Figura 4a). Il materiale derivato dal collasso parziale della colonna eruttiva è ricaduto lungo la Sciara del Fuoco, generando un flusso piroclastico che è poi avanzato in mare per oltre 500 m (Figura 4b). L’evento esplosivo ha modificato la morfologia della terrazza craterica, con la distruzione dei conetti di scorie accresciutisi nell’area craterica settentrionale durante le ultime settimane e con un evidente abbassamento dell'orlo craterico sul lato della Sciara del Fuoco.

Dopo l’esplosione e fino alla sera del 29 agosto, dall’area settentrionale della terrazza craterica un trabocco lavico si riversava sulla Sciara del Fuoco, arrestandosi a quote medio-alte. Alle 20:43 UTC si è verificata una nuova sequenza esplosiva nell’area centro-meridionale della terrazza craterica, con ricaduta di materiale piroclastico sull’abitato di Ginostra, seguita da un’altra sequenza di minore intensità, alle 21:29 UTC. A quest'ultima ha poi fatto seguito un trabocco e relativa colata lavica, che all’alba del 30 agosto ha raggiunto la costa, riversandosi in mare (Figura 4c). Successivamente è ripresa l’attività esplosiva ordinaria.

A Stromboli, non è la prima volta che due eventi parossistici si verifichino l'uno poco dopo l'altro (per approfondimenti...); infatti, nel periodo fra novembre 1915 e luglio 1916, e ancora fra settembre e ottobre 1930 sono avvenuti diversi parossismi nell’arco di pochi mesi.

 

Fig. 4

Figura 4 – a) colonna eruttiva generata dal parossismo del 28 agosto 2019 (foto scattata da T. Grillo); b) immagine termica ripresa dalla telecamera di Punta dei Corvi, dove si osserva il flusso piroclastico ad altissima temperatura che, raggiunta la linea di costa, si propaga sul mare; c) colata lavica che il 30 agosto, dopo aver percorso l’intero pendio della Sciara del Fuoco, si riversa in mare (foto scattata da A. La Spina - INGV-OE).